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Il contesto
L’andamento del fenomeno migratorio in Italia
lascia presupporre che il trend resterà invariato
e per la Toscana gli esperti dell'Osservatorio Scolastico
Regionale prevedono un raddoppio degli alunni
stranieri ogni quattro anni.
Nelle scuole pistoiesi le comunità maggiormente
rappresentate sono quella albanese con il 46,6% degli
alunni stranieri, quella rumena (13,8%), quella marocchina
(11,4%), quella russa (3 %) e quella cinese (2,7%) .
La presenza degli alunni stranieri nelle scuole secondarie
di secondo grado è un fatto relativamente recente,
ma che si caratterizza per un ritmo di crescita
molto significativo.
A fronte di un aumento costante, ma più contenuto,
sia in termini assoluti che di incidenza percentuale,
nella scuola primaria e secondaria di I grado, vi è
una crescita molto più rilevante nella scuola
superiore: si è passati, a livello nazionale,
dai 59.570 allievi di nazionalità straniera del
2004/2005 ai 102.829 rilevati nell’anno scolastico
2007/2008, pari ad un’aumento del 172,61%.
A Pistoia, i dati dell’a.s. 2005/2006 indicavano
524 studenti, nell’anno successivo 705 e per il
2007/2008: 839.
Cambiano in fretta anche alcune caratteristiche di
questi gruppi: gli studenti di prima generazione,
cioè quelli nati all'estero, stanno infatti cedendo
rapidamente il passo alla seconda generazione, quella
dei ragazzi nati in Italia. Secondo gli ultimi
dati dell’Osservatorio Provinciale Scolastico,
la quantità di studenti stranieri nati in Italia
a.s. 2007/2008 è di 886 unità (24,92%
).
Questo è il quadro statistico di riferimento
rispetto al quale il progetto DI.DO. (al plurale) intende
sviluppare le sue azioni finalizzate a favorire
l’integrazione e il successo scolastico degli
studenti immigrati.
Si intende inoltre, fare riferimento permanente alle
Buone Pratiche identificate nei progetti
pregressi che hanno avuto lo stesso target: N.O.W.;
Pathways; La Valigia; S.M.S. e P.I. perché le
parole chiave dell'agire:
- accoglienza e inserimento
- insegnamento di italiano lingua seconda
- educazione interculturale
- ricerca-azione permanente
non sono cambiate, dobbiamo invece cambiare
la qualità delle pratiche, la loro incisività,
il loro passaggio a sistema. |
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